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21 Giu, 2020
Contamination Lab UniCa: la finale della settima edizione nell’anno dei vizi capitali
Categorie: Network

Ci sono eventi che non hanno bisogno di presentazioni. Il nome dice abbastanza, la fama li precede e la tradizione è talmente consolidata da non richiedere parole aggiuntive. È così per il Contamination Lab, un percorso di educazione imprenditoriale che si autodefinisce, che si spiega da sé ogni anno – da molti anni ormai. I protagonisti sono gli studenti ed ex studenti dell’Ateneo (ma non solo), ad ogni edizione con nuovi progetti, sempre diversi, ma tutti accomunati dall’idea che il sapere universitario possa avere un riscontro nel tessuto sociale, che la ricerca e le idee di impresa possano dialogare, perseguendo un fine identico.

Fino a pochi mesi fa immaginavamo una finale, la solita. La cerimonia che avrebbe coronato quel percorso, il momento di gloria per i suoi finalisti, il fiato sospeso fino alla fine del countdown per gli organizzatori. E poi il pubblico. La sala del teatro gremita, i posti assegnati. Parenti, amici, vecchi clabber. Investitori, istituzioni, esponenti del ramo imprenditoriale, i mecenate moderni dell’innovazione.

A marzo pensavamo che sarebbe andata così, anche quest’anno. Come sempre da sette anni a questa parte. Ma poi è successo qualcosa di inaspettato. E come capita nella scrittura, basta una virgola per stravolgere il senso di una frase. Così per una virgola non prevista, anche un evento consolidato, che non ha bisogno di presentazioni, ha mutato forma. In breve tempo è cambiato il modo di pensare agli ultimi atti di quel percorso, con tutte le incertezze e le paure di una situazione che non si conosce, perché non ha precedenti.

Passerà alla storia la settima edizione del CLab, forse quanto la maturità 2020: le lezioni a distanza, i pitch su Zoom in collegamento da casa, da tutta Italia e non più come da tradizione in presenza, nella cornice del Teatro anatomico di via Ospedale e nelle sale delle coworking per le ultime rifiniture del progetto prima dell’esposizione. Anche per chi ogni anno quel percorso lo immagina e lo organizza è cambiato tanto. Tablet, pc e smartphone hanno preso il posto della compresenza, della discussione delle rifiniture, degli ultimi aspetti da concordare, arrivati ormai agli sgoccioli.

Passerà alla storia anche per l’intento di condivisione fra tutti i CLab italiani del Network. Perché la finale del CLab UniCa di questa edizione ospita per la prima volta la finale delle finali, il contest che vede sfidarsi tutti i Contamination Lab italiani. Anche se a distanza, ma sempre all’insegna della contaminazione che è la caratteristica principale di ogni percorso di crescita imprenditoriale.

Se da una parte è cambiata la logistica, la struttura, l’ordine e il numero dei partecipanti, cio che invece non è mutato è lo spirito, il senso per cui il CLab non ha bisogno di presentazioni. Per la sfida che racchiude in sé, per la capacità di forza e caparbietà che le idee nate durante quel tragitto sanno sprigionare. Il circolo vizioso che è stato il motto scelto in periodi non sospetti, senza che ancora nessuno potesse presagire il distanziamento sociale, raccontava qualcosa di quello che sarebbe successo più avanti: le luci e le ombre di un percorso, la convivenza di aspetti contrastanti, le difficoltà inevitabili, ma anche la necessità di superarle.

È questa la metafora dei vizi capitali che si trasformano in virtù imprenditoriali nel caso del CLab. All’epoca ancora non lo sapevamo ma quei vizi sarebbero stati fondamentali per superare l’ostacolo e arrivare anche quest’anno – come ogni anno – alla finale.

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