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24 Giu, 2020
Dal teatro allo studio televisivo: le finali del CLab UniCa e del Network per la prima volta in diretta online
Categorie: Network

C’è il discorso finale con i ringraziamenti di rito. E poi la proclamazione, l’emozione di chi è arrivato sul podio e stringe la mano e sorride. La fatica ripagata e il pensiero che ne sia valsa la pena. Il tempo degli ultimi convenevoli, i saluti al pubblico e i riflettori che si spengono. La finale è finita, il picco di adrenalina scende, con un sospiro di sollievo per tutti.
È una macchina complessa l’evento che ogni anno accompagna la finale. Il palco è il luogo in cui accade tutto. Lo scenario degli ultimi atti, decisivi di un percorso lungo, durato mesi. È il luogo delle risposte, delle decisioni, delle scelte, del futuro: chi meriterà il podio, i primi finanziamenti? E dopo cosa accadrà? Domande frequenti, puntuali, a cui è difficile rispondere prima che le cose accadano e si realizzino. Ma questo è il palco, il posto e il momento in cui è giusto osare e scommettere tutta la posta in gioco.

Scelte nuove e diverse

Osare è stato il motto degli ultimi mesi, anche in questa occasione. Pensare le cose in grande, essere visionari, immaginare il meglio, al di là delle proprie possibilità. Come d’altronde insegna ai suoi studenti il percorso del Contamination Lab. Bisogna avere coraggio, essere imprenditivi, i migliori, sempre una spanna sopra a qualsiasi competitor al mondo, se l’idea vale e soprattutto se vale per gli startupper che la promuovono.

Questo è stato lo spirito che ci ha accompagnati quando a marzo abbiamo scoperto che i piani confezionati al millimentro per la nuova finale del CLab non potessero trovare posto, in quel teatro, al solito modo, come piace a noi, in abito lungo, al centro del palco, con la platea folta e gremita ad ascoltarci. E se le condizioni contingenti non consentivano più quell’evento in grande, avremmo dovuto cercare una nuova soluzione, inedita che continuasse a stupire, a lasciare tutti con il fiato sospeso, come sempre è accaduto ogni anno.

Allora anche il Contamination Lab come i suoi startupper ha osato, ha pensato in grande a qualcosa che unisse il meglio degli eventi degli anni precedenti con le possibilità maturate rapidamente negli ultimi mesi, senza rinunciare all’incontro, allo stare assieme seppure a distanza.

Un evento innovativo

Quello che ne è venuto fuori è stato un evento avveniristico, un nuovo modo di fare spettacolo, l’intrattenimento, la divulgazione dell’innovazione, della ricerca e dell’imprenditoria. All’interno di un teatro moderno potremmo dire. Uno studio televisivo costruito ad hoc, su misura per questa finale, con un palco per i finalisti, come sempre, i veri protagonisti dello spettacolo. Ma non gli unici di certo.

Perché dietro c’è stato molto altro. Anche quando il Teatro Massimo e il Lirico a Cagliari hanno ospitato mille spettatori, in presenza, c’era molto di più. Dietro il palco nel backastage c’erano le braccia e le menti degli altri protagonisti, quelli che hanno lavorato dietro le quinte.
E quest’anno invece oltre alle braccia e alle menti di chi reggeva le fila, c’era la tecnologia. Computer, dispositivi video e audio per costruire una diretta che permettesse a tutti di essere presenti e collegati virtualmente nelle stanze di zoom.

Condivisione virtuale

Per rendere possibile il duplice evento di quest’anno – la finale del CLab UniCa e poi la finale delle finali del Network – è stato necessario tutto l’impegno possibile di più professionisti: interpreti della lingua dei segni, traduttori simultanei, esperti della comunicazione e del digitale. Perché l’era del Covid ci ha ricordato il valore dell’accessibilità, della condivisione di quello che accade con tutti, nessuno escluso, a prescindere dalla provenienza geografica.
E per fare questo, abbiamo pensato in grande. Abbiamo amplificato quello che stava accadendo da mesi con l’uso di zoom per le call di lavoro e streamyard per i festival. Abbiamo utilizzato le potenzialità del web, dello streaming e del digitale per unire per la prima volta 21 CLab del Network italiano, giurati provenienti da tutta la penisola, business angel, partner, investitori, istituzioni, docenti, mentor e coach. E non da ultimo i ragazzi che con le loro startup oggi in Italia stanno facendo la differenza.

Il bello della diretta

È stata la prima volta. Un altro motivo per cui, nel bene e nel male, passerà alla storia questa finale 2020. Ma come ogni prima volta, non tutto è andato come avrebbe dovuto, per via dell’imprevedibile e dell’imprevisto sempre dietro l’angolo. La legge di Murphy che si realizza nei momenti meno opportuni.
Ma questo è il bello della diretta. C’è un copione e una scaletta da seguire e poi c’è l’imprevisto, la difficoltà che guasta di poco il risultato finale e senza imbruttirlo lo arricchisce ancora di più rendendolo vero, vissuto. È anche il bello delle nuove scoperte, dei prototipi, come insegnano le startup, di quei primi modelli che devono sperimentare lo sperimentabile.

Per noi quest’anno è stato il momento dell’azzardo, della sperimentazione e dei prototipi. Ma anche del lancio verso il nuovo e l’innovazione come sempre accade nei luoghi del Contamination Lab. È stato il momento della condivisione virtuale oltre l’isola e lungo l’intero stivale da nord a sud. È stato il momento dei discorsi a braccio, del copione modificato in divenire in base alle necessità, della diretta che è diversa dal cinema e dallo “stop, questa scena si rigira” imposto dal regista. Nella diretta, brutta o bella che sia, non c’è la possibilità di rigirare la scena, quella è e deve essere. Anche se la slide del pitch non è corretta e lo speaker con stile ed eleganza in qualche modo con le parole e la gestualità la trasforma, per metterla al suo posto, anche se così non sarebbe stato in origine.

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